IL CYBERBULLISMO! Un articolo di Monia Flammini…

IL CYBERBULLISMO! Un articolo di Monia Flammini…

IL CYBERBULLISMO.

Bullismo e cyberbullismo sono termini che sempre più prepotentemente sono entrati nel vocabolario quotidiano di ognuno di noi. Sono fenomeni che negli ultimi anni hanno avuto un’enorme espansione ed anche una rilevante evoluzione.

Tant’è che quando parliamo di Cyber-bullismo parliamo appunto della manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo.

Il bullismo è caratterizzato da un comportamento violento e intimidatorio, esercitato da un bullo, o un gruppo di bulli, solitamente su un’unica vittima; può essere sia di natura fisica che psicologica, come le aggressioni, le molestie verbali o le persecuzioni, ed è abitualmente perpetrato nel tempo.

Molto spesso le azioni di bullismo vengono compiute nell’ambito scolastico.

 

Cos’è il cyberbullismo nello specifico?

La rete e, in generale, i dispositivi informatici di cui siamo sempre provvisti, permettono al bullo una vera e propria evoluzione 2.0, infatti, la vittima può essere raggiunta in qualsiasi ora del giorno e in qualsiasi luogo essa si trovi. Basta avere una connessione internet.

  • Il cyber-bullismo altro non è che il bullismo che si serve degli strumenti elettronici.

Bastano un sms, un mms, una foto o un video, una mail o una chat rooms o una qualsiasi app di instant messaging per provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.

Il cyber bullismo ha un raggio d’azione ben più ampio, non sono coinvolti solo, ad esempio, i ragazzi di una classe o di un plesso scolastico, perché quando mettiamo in rete qualcosa gli utenti si estendono a giovani e adulti di tutto il mondo, la vittima si vede quindi catapultata dalla vita reale ad una realtà virtuale, dove i bulli, magari in maniera anonima possono fomentare la partecipazione degli “amici” creando ancor più insicurezza da parte della vittima poiché oltre la vessazione, potrebbe non conoscere né sapere chi sia il suo carnefice o i suoi carnefici.

I cyberbulli hanno ampia libertà nel poter fare online ciò che non potrebbero fare nella realtà, anche perché assumono una maggiore sicurezza dal loro anonimato, nascondendo la loro identità attraverso i mezzi tecnologici.

A differenza del bullismo, poi il mondo cyber non permette di vedere e osservare le reazioni che la vittima ha in tempo reale e vi è da parte del bullo e una sorta di sdoppiamento della personalità tra ciò che compie la persona e ciò che viene compiuto dal c.d. “profilo utente”.

 

La legge 29 maggio 2017, n° 71.

Il proliferare di questi reati ha portato il legislatore ha modificare ed ampliare le leggi già presenti in tema di bullismo, ed è cosi che il 18 giugno 2017 è entrata in vigore la legge n°71 del 29 maggio 2017, che disciplina le “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Tale legge composta da un solo articolo recita così:

  • “[…] Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Inoltre tale articolo indica le misure di carattere preventivo ed educativo nei confronti dei minori, qualunque sia il ruolo che essi hanno svolto nell’episodio delittuoso, da attuare in ambito scolastico e non solo.

 

Le caratteristiche del cyberbullismo.

Il cyber-bullismo, come abbiamo potuto vedere, presenta delle caratteristiche ben precise:

  • La pervasività, ovvero il cyberbullo è sempre presente sulle varie tecnologie usate;
  • L’anonimato, la rete da una protezione maggiore poiché non è necessario rivelare la propria identità;
  • La volontarietà dell’aggressione, non sempre gli effetti negativi sono provocati da un’azione mirata, in quanto non potendo osservare le reazioni della vittima, si commettono atti persecutori non realizzando di essercisi spinti oltre;
  • L’ampiezza di portata, i messaggi e i materiali vengono trasmessi e ritrasmessi, amplificando il tutto oltre la ristretta cerchia dei conoscenti.
  • L’attivazione di meccanismi di disimpegno morale, non essendo un’azione diretta si tende alla sua minimizzazione etichettandoli ad esempio come un mero scherzo;
  • La diffusione della responsabilità, vi è l’impegno a deresponsabilizzarsi poiché essendo un’azione diffusa non ci si rende conto che la ritrasmissione del materiale è esso stesso un atto di bullismo al pari di chi lo ha messo in circolo per primo.

La volontà di mettere video in rete nasce anche dall’esigenza di amplificare il proprio ego e ricevere plausi da una platea assai più vasta.

 

Le diverse forme di cyberbullismo.

Il cyberbullismo si può presentare in tante diverse forme, che nel 2016 sono state così classificate:

  • Flaming: si tratta di messaggi online violenti e volgari che si trovano spesso sui forum o sui gruppi online ed hanno il fine di provocare e umiliare la vittima;
  • Impersonation: è quello che definiamo “lo scambio di persona”. Si inviano messaggi fingendosi un’altra persona, pubblicando poi i messaggi con la vittima e ingannandola.
  • Trickery: si cerca di ottenere la fiducia di un ragazzo o una ragazza per poi fare uno scherzo crudele.
  • Cyberstalking: come il reato di stalking, sono molestie ripetute sul web e minacce vere e proprie da provocare paura e timore nella vittima. È anche in questo caso un’ossessione definita pericolosissima.
  • Doxing: è la diffusione via internet di dati personali e sensibili.
  • Denigration: tramite messaggi o social network si denigra una persona al fine di provocare un dolore gratuito e\o danneggiarlo pubblicamente.
  • Cyberbashing: è quando qualcuno dopo aver maltrattato o picchiato la vittima pubblica in rete il video del pestaggio portando alla conoscenza di molti il fatto avvenuto.
  • Harassement: con questo termine si indicano vere e proprio molestie via web. In questa categoria rientra anche il fenomeno del “Blue Whale”.

Ogni giorno le notizie di cronaca riportano atti di bullismo e cyberbullismo, evidenziando come questo fenomeno sia sempre più in crescita anche tra i giovanissimi. Ad oggi i più diffusi sono quelli soprattutto a sfondo omofobico.

 

Numeri pericolosi

Secondo una ricerca condotta da Save The Children tre ragazzi su dieci sono testimoni di comportamenti violenti in rete e il 72% degli adolescenti vede il cyberbullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del momento.

Infatti, le conseguenze di queste ripetute vessazioni pubbliche risultano assai importanti, le vittime tendono ad isolarsi (65% dei giovani intervistati), a rifiutarsi di voler andare a scuola (50%), fino a sfociare in veri e propri casi di depressione (48%).

Ad oggi il 34% degli atti di bullismo avvengono online, nelle chat, sui social network e la risonanza del web è implacabile poiché internet non dimentica.

Molteplici sono infatti le battaglie che, in questi anni, a seguito dell’impennarsi di tali atti, sono state portate avanti per il diritto all’oblio. Non dobbiamo dimenticare che, a seguito dell’umiliazione pubblica, molti giovani hanno deciso di togliersi la vita.

In definitiva possiamo affermare che il cyberbullismo altro non è che il fenomeno sociale che si sta imponendo sempre più come la fattispecie tipica della criminalità minorile. Diventa, a questo punto, necessaria ed indispensabile una massiccia campagna di sensibilizzazione dei minori sia a livello familiare che scolastico.

Monia Flammini, l’autrice del post

Un guest post scritto da Monia Flammini, docente del Campus Online dei Liceali – prepara le lezioni e insegna diritto (altri articoli scritti da Monia)

 

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Si ringrazia per l’uso della foto Epic Images tratta da Pixabay senza diritti da autore e libera per usi commerciali

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