Cecco d’Ascoli

Cecco d’Ascoli

Cecco d’Ascoli, l’Anti Dante del Trecento

 

La vita di Cecco.

Francesco Stabili, meglio noto come Cecco d’Ascoli, nato ad Ancarano, vicino Ascoli Piceno, nel 1269; è stato un medico, poeta, insegnante, filosofo, astronomo e astrologo.

Fin da giovanissimo si era avvicinato a dottrine religiose considerate occulte, infatti faceva parte del monastero di Santa Croce ad Templum ad Ascoli Piceno, centro ispiratore della dottrina templare.

Dopo pochi anni si stabilì a Firenze e poi successivamente a Bologna dove ottenne la cattedra di Astronomia presso la facoltà di medicina dell’Università di Bologna.

I primi problemi iniziarono proprio a Bologna, dove lo incolparono di avere fatto commenti non ortodossi sulla religione cristiana.

Dopo un primo periodo di allontanamento, si riavvicinò per la grande stima che aveva da parte di studenti e colleghi, ottenendo perfino una promozione all’interno dell’Università. Si trattava di una forte e multiforme personalità. Tutti coloro che, come lui, in quel periodo si occupavano di astrologia o alchimia erano guardati con sospetto, e spesso sospettati di eresia.

Nel 1327 Cecco fu accusato di eresia e per questo arso sul rogo presso la Basilica di Santa Croce a Firenze il 16 settembre 1327. A emettere la condanna fu una commissione di sei inquisitori, in cui figuravano, tra gli altri, il frate Accursio Bonfantini, e Francesco da Barberino, poeta noto per aver scritto “Documenti d’amore”.

 

L’opera più importante di Cecco.

L’opera più importante prodotta dal poeta di origini ascolane è stata senza dubbio “L’Acerba”, poema che si sofferma sull’acerbità della vita. L’opera, scritta in strofe, chiamate dai critici letterari “mosse”, è caratterizzata da 4865 endecasillabi in sestine.

Il critico letterario Gianfranco Contini ha definito questa opera “Anti Commedia”, mettendo Dante, autore della Divina Commedia e suo contemporaneo, in contrapposizione con Cecco, poiché secondo quest’ultimo la Commedia era la negazione della vera scienza.

Proprio queste posizioni, troppo scientifiche per il Trecento, hanno causato la sua condanna al rogo.

Nel suo poema Cecco tratta questioni scientifiche, ispirato dalla filosofia di Aristotele e Tommaso d’Aquino, dai filosofi arabi, di cui aveva conoscenza. Il titolo probabilmente faceva riferimento all’asprezza della materia trattata, oppure da “acervus”, ovvero cumulo di argomenti. L’opera consta di quattro libri, più un quinto, che Cecco non ha potuto ultimare perché condannato a morte.

Oggi ad Ascoli è sorto un Centro di Studi medievali intitolato a Cecco d’Ascoli. Inoltre c’è una statua fatta costruire da ascolani emigrati a New York e giunta ad Ascoli nel 1921, e situata in Piazza Matteotti.

 

Marzia Sabatini, l’autrice del post

Un guest post scritto da Marzia Sabatini, laurea magistrale in Filologia classica e moderna presso l’Università degli Studi di Macerata. Docente del Campus Online dei Liceali – insegna lettere, latino e greco.

 

Altri articoli di Marzi Sabatini sul blog

Nella foto: Monumento a Cecco d’Ascoli, 1922. Ascoli Piceno, Piazza Matteotti di Edoardo Camilli. Foto tratta dal sito “Storia di Firenze

 

Campus Online dei Liceali: chi siamo

 

Dove siamo

liceali1234

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: