La poesia neoterica a Roma di Gaio Valerio Catullo

La poesia neoterica a Roma di Gaio Valerio Catullo

Chi era Gaio Valerio Catullo?

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona da una delle famiglie più influenti della città. In realtà, della sua vita non si hanno molte informazioni ma si sa che verosimilmente visse trent’anni.

Nei suoi carmi si allude a eventi avvenuti a Roma nel 55 a.C. per cui probabilmente è vissuto tra l’87 a.C. e il 55 o 54 a.C.

Da Verona si trasferisce a Roma probabilmente intorno al 68 a. C., dove ammette di trovare un ambiente stimolante dal punto di vista culturale e si può avvicinare ai suoi principali interessi: la poesia e l’amore. Così, a Roma si avvicina alla poesia neoterica, ovvero una poesia nuova.

Altri esponenti della poesia neoterica sono Cinna, Calvo, Cecilio, Varo, Pollione, che sono accomunati, anche con Catullo, dalla provenienza provinciale.

Con gli amici del suo circolo letterario, vive una vita spensierata e si impelaga in brucianti e brevi amori, finché non prevale l’amore per una sola donna, a cui sono dedicati molti dei suoi componimenti.

L’amore per Clodia.

Si trattava di Clodia, nella poesia catulliana chiamata Lesbia, ispirandosi alla poetessa greca Saffo, che proveniva dall’isola di Lesbo. Nasce così il mito di Lesbia, che probabilmente nella realtà corrispondeva a una delle sorelle del tribuno della plebe Clodio Pulcro ed era sposata con Quinto Metello Celere.

Era una donna colta e raffinata ma nello stesso tempo complice di intrighi politici, coinvolta forse anche nella morte del marito avvenuta nel 59 a.C., oltre che amante del lusso e del piacere. Lo stesso Cicerone nell’orazione in difesa di Celio Rufo, la descrive come una donna in grado di compiere dissolutezze di ogni genere tra cui l’incesto con il fratello Clodio.

Catullo ne diventa l’amante probabilmente già prima del 60 a.C., quando il marito era proconsole della Gallia Cisalpina, ma deve sopportare affronti, ipocrisie e anche tradimenti, tra cui quello finale con il già citato Celio Rufo, difeso da Cicerone in un processo in cui è Clodia stessa a trascinarlo, accusandolo di abbandono e tentato veneficio.

La produzione poetica.

L’intera produzione poetica di Catullo è contenuta nell’opera dal titolo generico “Liber”.

Preceduti da una dedica a Cornelio Nepote, i carmi si distribuiscono in tre gruppi, secondo un criterio metrico e strutturale.

Il critico e studioso Francesco Della Corte lo ha definito un “diario intimo” in cui trionfa la figura del protagonista che assume di volta in volta un ruolo diverso: amante (appagato o deluso), amico o letterato.

Il primo gruppo di cui fanno parte i primi 60 componimenti comprende le “nugae” ovvero gli scherzi, versi leggeri in vario metro. Le tematiche intorno a cui ruotano questi componimenti sono il rapporto d’amore con Lesbia e il rapporto con conoscenti o amici (o anche nemici).

Il secondo gruppo (dal carme 61 al 68) è quello dei “carmina docta” ovvero componimenti di notevole estensione o impegno culturale. Infine il terzo gruppo è formato dagli “epigrammata” (dal carme 69 al 116) in cui ricorrono gli stessi temi del primo gruppo ma con uno spirito più distaccato e disincantato, come si può notare nell’epigramma “Odi et amo”, probabilmente il più famoso di tutta l’opera, in cui il poeta mette a fuoco con lacerante concisione la drammatica ambivalenza del suo sentimento per Lesbia.

 

Marzia Sabatini, l’autrice del post

“La poesia neoterica a Roma di Gaio Valerio Catullo” Un guest post scritto da Marzia Sabatini, laurea magistrale in Filologia classica e moderna presso l’Università degli Studi di Macerata. Docente del Campus Online dei Liceali – insegna lettere, latino e greco.

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